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Progetto Mondiale Bronpneumopatia cronica ostruttiva
 
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SCHEDE INFORMATIVE

BPCO: Cosa sapere, cosa fare

BPCO sta per BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva, termine utilizzato per indicare due malattie molto diffuse, chiamate finora bronchite cronica ed enfisema polmonare, che spesso coesistono nello stesso paziente.

Le linee guida sulla BPCO, denominate linee GOLD (Iniziativa Globale per la BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva, in inglese Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease),adottate di recente dal mondo scientifico internazionale forniscono la seguente definizione:

“Condizione morbosa caratterizzata da ostruzione del flusso nelle vie aeree non completamente reversibile, in genere progressiva nel tempo ed associata ad una anomala risposta infiammatoria dei polmoni a gas o sostanze corpuscolate nocive (nella maggior parte dei casi il fumo di sigarette)”.

In definitiva, si tratta di una malattia progressiva e invalidante che causa un deterioramento della funzionalità respiratoria,attraverso un’ostruzione irreversibile delle vie aeree e una distruzione di aree polmonari. Si manifesta clinicamente con tosse e catarro cronici e progressiva mancanza di respiro, prima da sforzo poi nei casi gravi anche a riposo.  

Che cosa significa questo per il paziente?

La BPCO è causa di disturbi respiratori come la tosse, spesso produttiva, la mancanza di respiro, inizialmente da sforzo e poi anchea riposo, efrequenti bronchiti che si manifestano con l’aggravarsi di queste manifestazioni. Questi problemi provocano una graduale riduzione della capacità a svolgere le attività quotidiane in casa e al lavoro, determinando un’invalidità cronica. Quando la BPCO si aggrava compaiono i segni dell’insufficienza respiratoria e cioè della carenza di ossigeno e dell’accumulo di anidride carbonica come grigiore della mucosa e della pelle detta cianosi, sofferenza degli organi vitali come il cervello e il cuore fino al coma da avvelenamento di anidride carbonica.

Come si misura l’ostruzione del flusso aereo?

Attraverso un esame semplice, rapido, indolore e sicuro che si chiama Spirometria.

La spirometria è l’esame di base per misurare la nostra funzionalità respiratoria ed è spesso alterata nel paziente con BPCO anche prima della comparsa di sintomi importanti per cui è essenziale che sia eseguita nei soggetti a rischio anche in assenza di sintomi come misura di salute generale.

In pratica la misura di base consiste nell’eseguire un’espirazione forzata attraverso la bocca con cui viene espulsa in un determinato tempo un determinato volume d’aria. Questo volume d’aria (è una misura in litri) viene espresso con il termine di VEMS - Volume Espiratorio Massimo nel 1° Secondo. Nel paziente con BPCO il valore del VEMS è molto minore rispetto a quello teorico di un

soggetto normale della stessa età, sesso, altezza, razza e corporatura, poiché le sue vie aeree inferiori (in particolare quelle più periferiche, chiamate anche piccole vie aeree) sono distrutte e/o ostruite. Nel soggetto normale nel 1° secondo viene espulso più del 70% dell’aria mobilizzabile (Capacità Vitale: CV). Il paziente con BPCO espelle meno del 70% della Capacità Vitale, anche dopo aver inalato dei broncodilatatori.

Perché il flusso d’aria si riduce nei pazienti con BPCO?

  • L’ostruzione del flusso aereo è determinata da due fattori:
  • la distruzione del tessuto elastico del polmone attaccato alle piccole vie aeree. Il polmone segue il comportamento di una molla che, al termine dello stiramento, tende a ritornare nella sua posizione originale; nei suoi spostamenti questa molla tende ad aprire, durante l’inspirazione, le vie aeree ed a mantenerle aperte durante l’espirazione se il tessuto elastico attaccato alle piccole vie aeree non è rotto; nel paziente con BPCO viene distrutto questo tessuto elastico per cui l’aria resta intrappolata nel polmone e non viene scambiata con l’aria atmosferica. Questo è anche il motivo per cui il polmone perde la funzione di scambiatore di Ossigeno e anidride carbonica
  • la riduzione del lume delle vie aeree. Il flusso è maggiore in presenza di una più elevata apertura dei condotti aerei. Il lume delle vie aree inferiori è ridotto, a causa dell’infiammazione della loro parete, con ispessimento della parete stessa, ipertrofia delle ghiandole che producono il muco e presenza nel loro lume di muco (catarro).

Che cos’è la bronchite cronica?

Dal punto di vista clinico, si parla di bronchite cronica quando il paziente, che nella maggioranza dei casi è un fumatore, riferisce tosse ed espettorazione, in genere al mattino ma possibilmente durante tutta la giornata, per non meno di tre mesi ogni anno e da almeno due anni consecutivi. Spesso vi è anche mancanza di respiro. Questo naturalmente dopo che sono state escluse tutte le altre cause di tosse cronica con produzione di espettorato (come ad esempio lo scompenso cardiaco od una sindrome bronchiectasica).

Si parla di bronchite cronica quando non è presente un’ostruzione del flusso aereo e di bronchite cronica con BPCO se è presente anche un’ostruzione del flusso aereo.

Che cos’è l’enfisema polmonare?

L’enfisema polmonare viene definito come una condizione in cui si ha una dilatazione permanente degli spazi aerei distali ai bronchioli terminali, la parte più periferica del polmone, cioè gli acini polmonari, che sono le unità funzionali deputate allo scambio gassoso per rottura dei setti interalveolari e senza evidente presenza di fibrosi.

Tale definizione mostra il meccanismo più importante che è alla base dell’enfisema polmonare, cioè la distruzione del parenchima polmonare dovuta principalmente all’esposizione ad alcune sostanze, come quelle contenute nel fumo di sigarette. In alcuni casi, molto rari, la distruzione del parenchima polmonare è facilitata dalla presenza di una carenza su base genetica, ereditaria della produzione da parte del fegato di una proteina, chiamata alfa-1 antitripsina, che è necessaria per contrastare l’azione di quelle proteine chiamate proteasi che tagliano, distruggendolo, il tessuto elastico del polmone.

Nel caso dell’enfisema polmonare, infatti, l’ostruzione del flusso aereo è causata prevalentemente dalla distruzione del tessuto elastico del polmone.

Nella BPCO con prevalente componente enfisematosa il sintomo principale che affligge il paziente è la mancanza di respiro, mentre la tosse è meno importante che nella BPCO con prevalente bronchite cronica.

Qual è la gravità della malattia?

Le linee guida internazionali classificano la BPCO in 4 stadi di gravità (lieve, moderata, grave, molto grave) in funzione dei sintomi e del grado di ostruzione bronchiale. Viene identificato anche uno stadio “a rischio” che riguarda essenzialmente i fumatori che non sono ancora malati ma accusano già qualche disturbo di tipo bronchitico cronico.

Il problema che maggiormente deve preoccupare il paziente è quello delle riacutizzazioni. Queste sono imprevedibili e possono indurre un aggravamento della malattia. Le riacutizzazioni comportano spesso il ricovero ospedaliero e sono causa di periodi più o meno lunghi di accresciuta inabilità. L’altro problema importante è quello dell’insufficienza respiratoria che il medico diagnostica attraverso l’emogasanalisi arteriosa, un esame con il quale si misura l’ossigeno e l’anidride carbonica nel sangue.

Quali sono i maggiori fattori di rischio per la BPCO?

La BPCO è una malattia multifattoriale.

Il più importante fattore di rischio della BPCO è il fumo di sigaretta. Anche il fumo passivo può indurre la malattia.

L'esposizione professionale a sostanze irritanti, la scarsa qualità dell’aria negli ambienti confinati e l’inquinamento esterno sono state riconosciute come cause di induzione o aggravamento dei sintomi.

Le infezioni delle vie respiratorie (soprattutto l’influenza e le infezioni batteriche, ma anche il comune raffreddore) sono frequentemente causa di riacutizzazioni. La predisposizione genetica concerne un numero limitato di persone.

Quanto interferisce sulla qualità della vita?

I problemi respiratori causano limiti significativi in molti campi della normale vita quotidiana.

In funzione del livello di gravità, la mancanza di respiro può interferire con i più semplici gesti giornalieri, come vestirsi, lavarsi, parlare e può causare disturbi del sonno e indurre un progressivo stato di invalidità. La tosse può essere un tormento che impedisce di dormire e di partecipare a molte occasioni di vita sociale (cinema, teatro, ecc.) per paura di disturbare gli altri.

Secondo il Progetto IQOLA (International Quality of Life Assessment) le persone affette da BPCO dichiarano una qualità della vita minore sia rispetto alla norma sia rispetto ai soggetti coetanei di riferimento.

Il limite più importante posto dalla malattia riguarda l’esercizio fisico, che influisce sulle normali attività quotidiane lavorative o di svago, sui rapporti sociali e familiari, ecc.Nelle forme gravi la malattia causa notevole inattività e può richiedere la somministrazione pressoché continua di ossigeno.

Come si cura la BPCO?

Per quanto concerne il trattamento, sulla base delle evidenze più recenti, il medico raccomanda l’uso regolare dei broncodilatatori a lunga durata d’azione dalla fase moderata alla fase grave, di tipo agonista-adrenergico come salmeterolo e formoterolo e anticolinergico come il tiotropio, piuttosto che i broncodilatatori a rapida durata d’azione. Inoltre raccomanda l’uso di cortisonici per via inalatoria solamente per i pazienti gravi e con frequenti riacutizzazioni. L’associazione di cortisonici e broncodilatatori a lunga durata d’azione in un unico inalatore è risultata più efficace della somministrazione attraverso due erogatori separati.

Oltre al trattamento farmacologico è importante la riabilitazione, la terapia nutrizionale e l’ossigenoterapia domiciliare. Nelle riacutizzazioni si deve intervenire precocemente con il trattamento adeguato iniziando a base di cortisone orale e talvolta di antibiotici.

E’ una malattia che si può prevenire?

Il momento fondamentale nella prevenzione della BPCO è la riduzione o eliminazione dei fattori di rischio e, in particolare, dell’abitudine al fumo di tabacco. Vi sono chiare evidenze che smettere di fumare è il provvedimento più efficace per ridurre il rischio di BPCO e la progressione della malattia. Notevole peso ha l’inquinamento ambientale. Il controllo degli ambienti di lavoro è importante per contenere l’insorgenza della malattia professionale.

Quando andare dal medico?

Spesso i pazienti giungono dal medico di famiglia o dallo specialista pneumologo in una fase già avanzata della malattia e talora quando sono già comparsi i segni dell’insufficienza respiratoria.

Quindi, se da un lato appare necessario che i pazienti a rischio siano individuati precocemente e che sia posta particolare attenzione ai primi segni della BPCO per poter intervenire tempestivamente in maniera adeguata, dall’altro è necessario utilizzare i molti e diversificati presidi farmacologici e non farmacologici, che oggi sono a disposizione, per arrestare la progressione della malattia e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti.

17 novembre 2004

 

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