| L’EPIDEMIOLOGIA
DELLA BPCO |
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La BPCO costituisce la quarta
più importante causa di morte a livello
mondiale ed è un importante capitolo della
patologia respiratoria cronica, essenzialmente
dovuto al fumo. E’ una malattia in continua
espansione sia nei paesi industrializzati che
nei paesi in via di sviluppo, con una prevalenza
di circa il 5% sulla popolazione generale, ma
concentrata nell’adulto ed anziano, prevalentemente
di sesso maschile, dove può raggiungere,
al di sopra dei 60 anni, tassi del 20% di prevalenza
(1 su 5). Nel 1999, per questa causa sono stati
registrati 130.000 ricoveri in ospedale, con circa
1.330.000 giorni di degenza: è in assoluto
la prima causa di ricovero in ambiente pneumologico
e internistico. Si calcola che nel 2000 siano
morti per BPCO 2.700.000 pazienti, 25.000 in Italia.
Nel 1990 costituiva la 12 malattia per impatto
sociale e si stima che passi al 5 posto entro
il 2020.
La morbidità per BPCO è maggiore
negli uomini che nelle donne ed aumenta rapidamente
con l'età. Questa differenza tra i sessi
è legata alla maggior prevalenza di fumo
di sigaretta nel sesso maschile e alla diversa
esposizione professionale ad agenti nocivi. Dati
recenti evidenziano un aumento dell'abitudine
al fumo di sigaretta tra le donne. Questo dato
potrebbe influenzare i futuri quadri di morbidità
per BPCO: le donne potrebbero infatti essere più
sensibili allo sviluppo di BPCO quando esposte
ai fattori di rischio (tabacco).
Le patologie respiratorie figurano al terzo posto
tra le cause di assenza dal lavoro per malattia:
tra queste, la BPCO era responsabile del 56% per
il sesso maschile e del 24% per quello femminile.
Senza dubbio la BPCO porta ad una sostanziale
invalidità, alla perdita di produttività
e ad una peggiore qualità della vita che
aumentano con il progredire della malattia. Il
suo impatto socio-economico è molto importante.
Le riacutizzazioni e l'insufficienza respiratoria
possono rendere necessario sia il ricovero in
ospedale che terapie complesse e costose. L'ossigenoterapia
domiciliare a lungo termine rappresenta poi un
ulteriore costo.
Morbidità in Italia
Nella figura seguente vengono
riportati i dati relativi alla prevalenza della
bronchite cronica rilevata in alcuni studi italiani.
Maggiore nelle zone urbane (Pisa) rispetto a quelle
nettamente rurali (Rovescala, PV), la prevalenza
rilevata negli studi più recenti, risulta
inoltre superiore a quella rilevata nelle stesse
zone in studi precedenti. Infine si dimostra chiaramente
la sottostima della diagnosi da parte dei medici
di famiglia rispetto a quella posta attraverso
questionari standardizzati usando la definizione
riportata nelle linee guida ERS 1995. Dall'analisi
dei dati relativi al secondo studio di Porto Tolle
(1989-91) sulle fasce di popolazione di età
più avanzata è risultato che, tra
gli adulti di 55-64 anni, le percentuali di sintomi
respiratori al questionario CNR variavano tra
il 56,1% degli ex fumatori, il 60,6% dei non fumatori
ed il 62,7% dei fumatori. Tra gli anziani, invece,
le percentuali variavano tra il 64,2% degli ex
fumatori, il 70,1% dei non fumatori e 1'80% dei
fumatori. Nello stesso studio è stata osservata
una prevalenza di ostruzione moderata-grave (definita
secondo i criteri ATS 1991) dopo i 45 anni del
14% nei maschi e del 6% nelle femmine. È
comunque interessante osservare che già
nella fascia di età 25-44 anni l'11% dei
maschi e il 6% delle femmine mostra segni di lieve
broncostruzione. Analizzando le anormalità
ventilatorie (secondo le definizioni delle linee
guida ERS 1995) il 12,8% dei soggetti di 55-64
anni e il 10,9% dei soggetti di età maggiore
di 65 anni hanno mostrato un pattern ostruttivo.
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