| PREVENZIONE
ED EDUCAZIONE |
|
Non avendo a disposizione farmaci risolutivi,
anche per le broncopneumopatie croniche ostruttive,
come per molte malattie cronico-degenerative,
è fondamentale l'approccio preventivo.
Diventa quindi di primaria importanza l'individuazione
dei fattori di rischio. Su questa base di conoscenza
sarà possibile arrivare sia ad una prevenzione
primaria, quindi alla rimozione degli stessi fattori
di rischio, sia ad una prevenzione secondaria
e terziaria che significa identificazione dei
pazienti a maggiore rischio, diagnosi precoce
di malattia, possibilità di ridurre l'aggravamento
della malattia attraverso l'instaurazione di una
adeguata terapia.
Altrettanto importante è l'aspetto educazionale
che deve essere considerato parte integrante dell'intervento
terapeutico, partendo dal presupposto che "ogni
paziente affetto da una malattia cronica necessita
di adeguate istruzioni che lo mettano in grado
di gestirla e di convivere al meglio con essa".
Peraltro, 1'approccio educazionale deve essere
esteso anche al personale medico e sanitario in
generale, poiché risulta coinvolto direttamente
in molti dei procedimenti preventivi né
risulta che, a tutt'oggi, almeno in Italia vi
sia adeguatamente preparato.
Cause note di BPCO e loro collocazione
in ambito preventivo
Il fumo di tabacco è la causa estrinseca
più importante di BPCO. I fattori di rischio
attualmente noti e stabiliti sono rappresentati
dall'inquinamento aereo urbano e dalla esposizione
professionale. L'esposizione professionale a fumi,
sostanze chimiche e polveri negli ambienti di
lavoro è riconosciuta come fattore di rischio
certo per BPCO; le categorie di lavoratori particolarmente
a rischio sono i minatori, i cavatori, i lavoratori
edili, i lavoratori dell'industria tessile e cartaria.
Cause e concause note di BPCO: importanza relativa
nella prevenzione
| Cause |
Prevenzione Primaria |
Prevenzione Secondaria |
Prevenzione Terziaria |
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| Fumo attivo |
++++ |
+++ |
++ |
| Fumo passivo |
+ |
+ |
++ |
| Inquinamento aereo |
++ |
+++ |
+++ |
| Esposizione occupazionale |
+++ |
+++ |
++ |
| |
|
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Le infezioni
Per quanto riguarda lo sviluppo della malattia
si è supposto che le infezioni potrebbero
aver ridotto le capacità di sviluppo e
di difesa dell'apparato respiratorio. Allo stato
attuale delle ricerche, tuttavia, non è
stato dimostrato un sicuro legame causale tra
le infezioni nell'infanzia e la BPCO nell'età
adulta. Nella più favorevole delle ipotesi,
le infezioni delle vie respiratorie potrebbero
rivestire un ruolo di smascheramento nei confronti
dei fattori genetici. Nella più sfavorevole
esse rappresenterebbero un fattore di rischio
acquisito.
Comunque stiano le cose, appare importante un
approccio preventivo in età pediatrica
individuando e trattando adeguatamente la presenza
di infezioni respiratorie e interpretando la loro
eventuale elevata frequenza come evidenza di rischio
di BPCO.
Appare probabile che una infezione (virale e/o
batterica) sia la causa di almeno parte delle
riacutizzazioni di BPCO. Di conseguenza vanno
affrontati i problemi relativi alla prevenzione
e alla cura delle riacutizzazioni infettive.
L'inquinamento aereo
Il problema dell'inquinamento atmosferico come
fattore di rischio per lo sviluppo di patologia
respiratoria è stato focalizzato nella
seconda metà di questo secolo in rapporto,
da un lato, al modificarsi della qualità
dell'aria per la presenza di immissioni industriali
e urbane, dall'altro alla evidenza epidemiologica
di una associazione tra modificazioni di indicatori
sanitari (eccesso di morbilità e mortalità)
e innalzamento dei livelli di inquinanti aerei.
Un pattern misto di inquinamento atmosferico definisce
la qualità dell'aria urbana e industriale.
Nei Paesi industrializzati occidentali, in seguito
alla promulgazione di leggi per il controllo dell'aria,
si è assistito a una notevole riduzione
dell'inquinamento aereo, principalmente di quello
di origine industriale.
Gli effetti degli inquinanti atmosferici sono
stati estensivamente studiati in anni recenti
con modelli animali e con modelli di esposizione
umana controllata in laboratorio per cercare di
elucidare le variazioni fisiopatologiche collegate
all'inquinamento atmosferico. In Europa vari studi
epidemiologici sono stati condotti per valutare
gli effetti della esposizione acuta e cronica
ad inquinamento atmosferico. Tutti questi studi
hanno chiaramente dimostrato che i sintomi o le
malattie respiratorie oppure l'alterazione della
funzione polmonare sono associati con l'inquinamento
atmosferico.
Negli Stati Uniti, lo studio condotto da Dockery
et al. in 6 aree urbane esposte a livelli diversi
di inquinamento, ha dimostrato un effetto di tipo
"dose risposta" dell'inquinamento atmosferico
sulla mortalità totale, ed in particolare
per malattie cardio-respiratorie, anche dopo avere
aggiustato per il fumo ed altri fattori di rischio.
Le leggi da tempo promulgate sul controllo dell'inquinamento
aereo hanno avuto più effetto su alcuni
rispetto ad altri inquinanti e anche le concentrazioni
attuali, pur ridotte rispetto al passato, possono
ancora causare patologia e morte in alcune fasce
di pazienti, specialmente in occasione di particolari
eventi atmosferici sfavorevoli.
I1 problema della qualità dell'aria presente
all'interno (indoor pollution) degli ambienti
(di lavoro o domestici) e dei suoi effetti sulla
patologia respiratoria, sta assumendo sempre maggiore
considerazione. Speciale attenzione deve essere
rivolta agli effetti dell'esposizione interna
agli ossidi di azoto, in quanto un’importante
esposizione agli ossidi di azoto avviene internamente
in relazione all'uso di stufe o cucine a gas e
di stufe a cherosene: in particolare, vi sono
studi che dimostrano l'effetto di questa esposizione
sull'asma. Oltre agli ossidi di azoto sono importanti,
a questo riguardo, le particelle corpuscolate,
il cui livello è strettamente correlato
alla presenza di fumatori, e la possibile presenza
di sostanze biologiche (batteri, virus, proteine
animali, funghi ecc.). Per valenza inquinante,
i fumatori sono per lo meno nel mondo industrializzato
di gran lunga la più importante fonte di
inquinamento interno. La possibilità di
prevenire gli effetti correlati alla qualità
dell’aria che si respira ha come base la
definizione dei livelli di inquinanti ritenuti
critici per la salute; ad essi si adegueranno
i processi industriali e produttivi di ogni Paese,
regolando le emissioni e modificando i meccanismi.
I limiti di concentrazione fissati per i livelli
di inquinamento esterno attualmente in uso non
sono completamente efficaci nell'impedire il verificarsi
di effetti sanitari, essendosi questi osservati
con esposizioni a dosi più basse degli
standard di riferimento.
Per quanto attiene la qualità dell'aria
interna (con eccezione degli ambienti industriali)
non esistono invece valori di riferimento, e molta
parte dell'intervento preventivo è in questo
caso pertinente al singolo cittadino (che deve
essere messo a conoscenza del problema). Di primaria
importanza è la limitazione dell'esposizione
al fumo di sigaretta, che rappresenta la più
importante fonte di inquinamento interno. È
inoltre fondamentale l'adeguato controllo delle
altre fonti di emissione (cucine, caldaie) e l'attenzione
a garantire un buon ricambio dell'aria.
Prevenzione della BPCO - Inquinamento aereo
- L'inquinamento aereo occupazionale è
sicuro fattore di rischio per la BPCO. L'inquinamento
aereo urbano è dubbio fattore di rischio.
- Le leggi sul controllo dell'aria hanno ridotto
la concentrazione degli inquinanti, in particolare
abbattendo quelli di origine industriale (anidride
solforosa, fumi).
- Sono proporzionalmente cresciute le concentrazioni
degli inquinanti aerei dovuti al traffico motoristico
(ossidi di azoto, ozono, composti organici volatili,
PM2.5)
- Peraltro, anche alle concentrazioni attualmente
considerate "sicure", si verificano
effetti patogeni misurabili in termini di aumento
della morbilità e mortalità.
Fumo di tabacco
Il fumo di tabacco è il fattore più
importante alla base dello sviluppo della BPCO.
Non soltanto il suo controllo consente di prevenire
lo sviluppo della malattia, ma è stato
dimostrato che la cessazione del fumo intervenuta
a malattia ormai conclamata è in grado
di modificare in senso favorevole al paziente
la storia naturale della malattia stessa.
L'evidenza dell'effetto del fumo sulla patologia
polmonare è stata ampiamente confermata
tanto che, in questo caso, è possibile
parlare di vero e proprio fattore causale. L'abitudine
al fumo è associata ad una maggiore prevalenza
di sintomi respiratori, in particolare tosse e
catarro cronici, ma anche respiro sibilante, sia
negli uomini sia nelle donne ed in maniera proporzionale
alla quantità di fumo corrente o passato.
Il fumo di sigaretta è un fattore importante
nel determinare maggiore mortalità per
BPCO e ha un effetto diretto sul declino nel tempo
della funzione polmonare. Inoltre, il fumo di
sigaretta interagisce con molti altri fattori
di rischio esterni o dell'ospite secondo modelli
in alcuni casi anche sinergici.
Si pensa che il meccanismo con cui il fumo esplica
il suo effetto lesivo è mediato da reazioni
di tipo infiammatorio nella periferia del polmone,
cui consegue restringimento del lume bronchiale,
ispessimento delle pareti, distruzione del supporto
alveolare delle vie aeree periferiche. Nonostante
alcune delle lesioni prodotte possano essere irreversibili,
la cessazione dell'abitudine al fumo ha un effetto
benefico e comunque valutabile sulla salute respiratoria.
Questa considerazione è molto importante
sia dal punto di vista delle possibilità
di intervento preventivo, sia dal punto di vista
dell'analisi della storia della malattia, permettendoci
di ulteriormente confermare il ruolo causale del
fumo per lo sviluppo di patologia polmonare. La
cessazione del fumo di sigaretta si accompagna
ad una riduzione nella prevalenza e nell'incidenza
di sintomi respiratori e ad una variazione nella
rapidità del declino della funzione polmonare.
L'effetto benefico è tanto maggiore quanto
prima i soggetti cessano di fumare, mentre è
inversamente legato al numero di sigarette fumate
ed alla precocità dell'epoca di inizio.
Un aspetto che è, invece, ancora oggetto
di studio nasce dalla considerazione che, benché
tutti i fumatori mostrino evidenza di infiammazione
delle vie aeree, solo il 30% sviluppa un quadro
clinicamente significativo di ostruzione bronchiale.
Fattori individuali, oltre all'esposizione al
fumo, hanno quindi un ruolo nello sviluppo delle
BPCO, ma benché l'identificazione di questi
fenomeni rappresenti un punto molto critico per
comprendere e prevenire le malattie legate al
fumo, il meccanismo che se ne sta alla base è
ancora poco chiaro.
L'ostruzione bronchiale sarebbe quindi non solo
una potenziale conseguenza del fumo, ma anche
un marcatore fenotipico di suscettibilità
allo sviluppo di malattie legate al fumo. In questo
senso, ed in attesa di marcatori biologici di
suscettibilità, il monitoraggio della funzione
polmonare nei fumatori potrebbe rappresentare
un ulteriore intervento di prevenzione secondaria.
A questo livello potrebbero situarsi iniziative
di educazione ed informazione sanitaria volte
a diffondere nella popolazione, ad esempio, il
messaggio che è prima di tutto possibile
e poi anche molto semplice valutare la funzione
respiratoria mediante la spirometria, così
come il tasso glicemico nel sangue o altri semplici
parametri in altre malattie croniche.
L'intervento preventivo può e deve agire
su tutti i livelli, avendo ben chiare le basi
fondamentali delle conoscenze al riguardo ed in
particolare: l'evidenza degli effetti benefici
della cessazione del fumo, l'evidenza di una relazione
anche di tipo quantitativo tra malattie e fumo,
la conoscenza delle possibile motivazioni ed atteggiamenti
psicologici che spingono le persone a fumare.
È evidente che la priorità deve
essere data all'approccio di prevenzione primaria,
volto a ridurre il numero delle persone che iniziano
a fumare. Accanto all'azione individuale dei singoli
medici e dei familiari è importante che
socialmente si affermi l'idea di un radicale scoraggiamento
ad iniziare a fumare. Per chi ha già iniziato
a fumare, i sistemi di invito o aiuto alla cessazione
del fumo possono essere vari. Poiché le
metodiche di approccio e le figure professionali
principalmente coinvolte sono in parte differenti,
il ruolo del fumo di sigaretta verrà dunque
separatamente analizzato in base ai differenti
livelli di prevenzione
- la cosiddetta prevenzione primaria, ossia
il controllo del tabacco al fine di impedire ai
più giovani di iniziare a fumare.
- la prevenzione secondaria, ossia il controllo
del tabacco nei fumatori oligo- o asintomatici.
- la prevenzione terziaria, ossia il controllo
del tabacco nei pazienti insufficienti respiratori
cronici. Si inizierà proprio da quest'ultima,
perché clinicamente la più importante,
anche se la meno redditizia per rapporto costo-beneficio.
La cessazione del fumo nella prevenzione terziaria
Per quanto attiene la cessazione del fumo nel paziente
con patologia respiratoria conclamata (prevenzione
terziaria), non si deve dimenticare che la nicotina
è una droga, e che quindi il trattamento
del paziente fumatore deve essere considerato il
trattamento di una tossicodipendenza, ovviamente
con gradi molto differenti di dipendenza. In questo
ambito non devono essere trascurate la motivazione
individuale al fumo e alla sua cessazione. Anche
se l'intervento sul fumatore è inizialmente
di competenza pneumologica, tutto il trattamento
del paziente respiratorio fumatore va condotto di
intesa con il medico di medicina generale cui il
paziente fa riferimento.
La percentuale di successo è variabile e
si attesta, in media, su un valore che raramente
supera il 30% a 12 mesi dall'intervento e nei casi
migliori. È importante sottolineare che sebbene
tutte le metodiche a disposizione del medico per
aiutare il paziente a smettere possano essere utilizzate,
esse non sono tutte ugualmente efficaci e il massimo
risultato viene ottenuto con la terapia sostituiva
della nicotina associata alla terapia comportamentale.
I conviventi del paziente andranno adeguatamente
sensibilizzati e responsabilizzati, sia per quanto
concerne l'impatto negativo dal punto di vista psicologico
per il paziente che sta tentando di smettere se
chi gli è vicino continua a fumare sia per
quanto concerne il danno all'apparato respiratorio
derivato dal fumo passivo. I1 fumo passivo va controllato
sia in casa che all'esterno (il fumo passivo è
ritenuto negli USA la terza causa di morte prevenibile
dopo fumo attivo e alcool).
La cessazione del fumo nella prevenzione secondaria
Per quanto concerne la cessazione del fumo nel
paziente asintomatico (prevenzione secondaria)
si tratta di un intervento di tipo preventivo
secondario. Può essere svolto in maniera
non differenziata ossia su tutti i fumatori per
il fatto stesso che sono fumatori, oppure dopo
aver identificato, tra i fumatori, quelli particolarmente
a rischio. Attore principale è in questo
caso il medico di famiglia ma anche farmacisti
e dentisti. Lo specialista pneumologo interverrà
in genere in seconda battuta, per rinforzare il
messaggio del generalista e per mettere eventualmente
in atto tutti gli strumenti dell'arte. Sui fumatori
a rischio particolare è auspicabile la
valutazione periodica della funzione polmonare
ed il riconoscimento precoce di segni e sintomi
di ostruzione bronchiale nei fumatori regolari.
In questi casi il clinico specialista riveste
un ruolo più importante e la terapia antifumo
una maggiore urgenza, giustificandosi quindi interventi
più complessi.
L'intervento antifumo nella prevenzione primaria
Ci sono, infine, gli interventi per impedire ai
giovani di iniziare a fumare (prevenzione primaria)
ossia il controllo del tabacco al fine di impedire
ai più giovani di iniziare a fumare. Questi
interventi sono importanti perché, se il
fumo fa male e smettere è così difficile
la soluzione migliore sta nel non iniziare. Poiché
il 90% dei fumatori inizia a fumare prima dei
18 anni è essenziale intervenire nella
scuola. Lo specialista deve sempre intervenire
attraverso la mediazione delle strutture scolastiche
preposte alla educazione sanitaria. Il suo intervento
può essere indiretto, attraverso gli operatori
scolastici, oppure diretto, al loro fianco. L'intervento
sulla scuola, pur essenziale, non può essere
disgiunto dagli interventi sulla società
più in generale. La guida per questi interventi
"sociali" è fornita al clinico
dall'OMS e dal documento approvato da tutte le
più importanti associazioni pneumologiche
mondiali.
- sensibilizzare tutti sulla consistenza del
rischio ambientale;
- scoraggiare le gravide e le madri dal fumare,
specificando estesamente i rischi per i figli;
- aiutare i genitori nei loro tentativi per
smettere specie se i loro figli hanno problemi
respiratori;
- organizzare corsi per smettere;
- modificare l'ambiente sociale in senso sfavorevole
al fumo attraverso:
- campagne specifiche di educazione sanitaria
rivolte a tutta la popolazione;
- misure legislative limitanti i luoghi in cui
sia permesso fumare;
- proibizione di qualsiasi forma di pubblicità,
diretta o indiretta, per il fumo;
- sanzioni economiche più severe;
- aumento del prezzo e delle tasse sui prodotti
del tabacco;
- creazioni di ospedali liberi dal fumo.
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