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Progetto Mondiale Bronpneumopatia cronica ostruttiva
 
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SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. LEONARDO FABBRI

Il primo provvedimento per curare la BPCO è smettere di fumare: questo è l’unico modo per intervenire sulla malattia, prevenirla, contrastarne l’evoluzione, ridurre i sintomi e migliorare le condizioni di vita del paziente. La cura farmacologica diventa efficace in modo significativo solo se supportata da questo sforzo iniziale.
Anche il fumo passivo riduce l’efficacia della cura soprattutto nei casi in cui siano i bambini nei primi anni di vita a respirarlo.
L’asma si è rivelato un fattore predisponente: circa un terzo dei pazienti con BPCO si è ammalato non a causa del fumo ma per questa malattia preesistente. Queste persone hanno una migliore risposta alla terapia rispetto ai malati non asmatici.
I farmaci su cui si basa la cura della BPCO sono i broncodilatatori, molecole da assumere al bisogno, quando i sintomi della malattia si manifestano solo occasionalmente; vanno invece somministrati con regolarità quando i sintomi, soprattutto la mancanza di respiro sotto sforzo, si fanno più persistenti e continui.
Nei casi in cui la BPCO si manifesta regolarmente si tende a utilizzare broncodilatatori a lunga durata d’azione e tra questi il farmaco che sembra dare meno effetti collaterali è il salmeterolo. Nei pazienti che presentano riacutizzazioni è possibile aggiungere al broncodilatatore uno steroide. La terapia, comunque, allevia solamente i sintomi perché, come per tutte le malattie croniche, anche per la BPCO non esiste una cura di fondo in grado di guarire completamente il paziente.
La BPCO, però, è una malattia in parte reversibile: per questo le terapie a disposizione non solo sono in grado di alleviare i sintomi e migliorare la qualità di vita dei pazienti ma rallentano anche il decorso della malattia e prevengono eventuali peggioramenti.
A parità di fumo, le donne corrono un rischio maggiore degli uomini di ammalarsi, in particolare vengono generalmente colpite da forme precoci e più gravi. Non solo. Per la prima volta nella storia dell’epidemiologia della BPCO, in America il numero di decessi dovuto alla malattia è risultato maggiore nelle donne. Nel nostro Paese ancora non esistono dati come quelli americani, ma è ormai una certezza che colpisca in primo luogo il sesso femminile.

IL PROF. FABBRI È DIRETTORE DELLA CLINICA MALATTIE RESPIRATORIE DELL’UNIVERSITA’ DI MODENA

 

 


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